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4 Декабря 2015

Sulla strada del Sol dell’avvenire. Artisti Russi.Art a part of culture

Come affermava lo scrittore e drammaturgo francese Romain Rolland: “L’arte non può staccarsi dall’aspirazione dei suoi tempi”; di conseguenza, l’arte – e più in generale le arti, l’architettura e, in tempi più recenti anche il cinema e la comunicazione – non esiste separata dalla propria epoca, dai propri sogni, dai propri fantasmi e da chi detiene il controllo e “il governo del mondo”. Tutte le forme di arte che hanno ritenuto di poter sovvertire il sistema hanno rischiato di finire, prima o poi, fagocitate dallo stesso e diventare mezzo e merce attraverso la quale quel sistema si autoalimenta. La Critica ha per anni sottovalutato e definito il Realismo socialista un mero movimento ideologico-culturale statico e monolitico asservito solo ai bisogni di propaganda e di rappresentazione estetico-culturale del regime sovietico; ma diversamente la stessa cosa accadeva aldilà del muro, con altri canoni e altra rappresentazione estetico-culturale; infatti, la libertà di espressione di un artista alla fine era apprezzata quanto più coincideva con le regole del mercato e compiaceva l’estetica dell’altro credo del mondo occidentalizzato e capitalista. Con il crollo del muro probabilmente la percezione di quel mondo separato si è indebolita fino a collassare, metaforicamente come lo stesso muro, e ha suscitato nuovo interesse facendo entrare il movimento del Realismo socialista nei programmi culturali delle maggiori istituzioni museali occidentali.

La mostra allestita in questi giorni fino al 15 dicembre nel piano terra del Palazzo delle Esposizioni Russia on the road (1920-1990), organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con l’Istituto dell’Arte Realista Russa di Mosca, presenta circa sessanta dipinti provenienti oltre che dalle collezioni dell’Istituto anche dai principali musei del paese, come la Galleria Tret’jakov o il Museo di Stato russo.

La scelta del titolo “Russia on the road” all’inizio sembra ammiccare all’era keourachiana della beat generation; in realtà l’on the road è riferito al senso più positivista e al mito del trionfo della tecnologia che domina e controlla la natura. Questa, la natura, è quella di un Paese geograficamente sterminato, solcato in lungo e in largo, cieli compresi, grazie alla tecnologia dei nuovi mezzi di comunicazione e di trasporto collettivo; ciò ha spinto i confini fisici sovietici oltre il globo terracqueo grazie al lancio del primo satellite artificiale Sputnik nel 1957 e al volo suborbitale nel 1961 del primo uomo nello spazio Jurij Alekseevič Gagarin con la navicella Vostok 1.

Al cosmonauta russo Gagarin l’artista Andrej Plotnov dedica un fotografico ritratto con tanto di casco e tuta spaziale (Arrivederci terrestri!, 1979): eroismo condito con progresso, sfida, come metafora del socialismo verso il sol dell’avvenire. In mostra ci sono però anche alcune opere con scene di ordinaria quotidianità come passeggeri di un tram (Julija Razumovskaja –  In tram 1930), la fermata di corriera in una non ben identificata provincia russa (Boris Rjauzov – Autobus di provincia 1970-1971).

Il percorso e quindi l’on the road del visitatore nella mostra avviene parallelamente proprio attraverso la rappresentazione del tema del viaggio, dello spostamento del singolo individuo o delle grandi masse umane: da quello urbano fino a quello fluviale e spaziale con la figurazione di auto (Jurij (Georgij) Pimenov – La nuova Mosca 1937), tram (Boris Rybcencov – Viale Leningrado 1935), metropolitane con scale mobili affollate (Grigorij Sagal Sulla scala mobile. Metropolitana di Mosca 1941-1943), aeroplani da guerra e jet per il trasporto civile, con gli enormi Tupolev a reazione che solcano cieli gelidi (Georgij Nisskij,  – Sopra le nevi 1964); e ancora: treni, navi, autostrade, ferrovie, porti che imbarcano turisti (Vladimir Ljusin –  Prima di uscire in mare 1966) e perfino navicelle per i primi voli nella stratosfera che assumono un valore simbolico legato all’eroismo di un equipaggio che da quelle missioni non tornò vivo (Georgij Bibikov – L’aerostato stratosferico Osoaviakhim 1935).  Altre opere restituiscono rampe spaziali proiettate verso il cosmo (Mikhail Kuznetsov-Volzskij, Gloria agli eroi della cosmonautica! 1964) e città volanti (come nella singolare e avveniristica tesi di laurea di Georgij Krutikov La città volante, 1928).

Questo campionario simbolico e ideologico viene travasato nel realismo fatto di uomini e donne in carne ed ossa, nuovi eroi, che sostituiscono quelli classici e diventano piloti, aviatori, vigili, escavatoristi, operai metallurgici, camionisti, astronauti, ingegneri e macchine tout court, soggetti tecnologici di ferro, acciaio e altri materiali sintetici resi seducenti e dignitosi quanto la figura umana o il paesaggio naturale: tutti questi elementi e queste presenze entrano nello spazio della rappresentazione artistica come simbolo positivo della condizione contemporanea.

In questo viaggio non poteva mancare un grande autore che il pubblico ha già imparato a conoscere in una precedente mostra tenutasi proprio in queste sale nel 2011, il maestro sovietico della modernità Aleksandr Dejneka con il suo glaciale aereo con le ali rosse contrapposto drammaticamente alla cima di una enorme montagna innevata (In aria 1932).  Qualunque mezzo di trasporto voi preferiate, Russia on the road vi farà provare il piacere di muovervi tra il passato e il futuro, tra atmosfere retoriche e nostalgica quotidianità.

Info mostra

Оригинал материала: http://www.artapartofculture.net/2015/12/04/sulla-strada-del-sol-dellavvenire-artisti-russi/


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