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22 Октября 2015

Palaexpo. La Russia in primavera. GothicNetwork

Un viaggio nella Russia dal 1920 fin oltre gli anni '90, quella che si presenta come una grande mostra del Realismo Russo al Palaexpo: indaga romanticamente e non solo un itinerario che ha condotto il fronte orientale post Guerra Fredda ad elaborare una pittura completamente diversificata  da quella europea, sebbene alcuni scampoli si siano frammisti e vicendevolmente influenzati (penso a Suprematismo e Cubismo, per esempio): Russia on the Road, dal 16 ottobre fino al 15 dicembre 2015, offre un ricco panorama dalla prima metropolitana di Mosca ai viaggi nello spazio, Gagarin in primis, fino ai volti della natura più selvaggia.

Organizzata dal Palaexpo in collaborazione con l'Istituto dell'Arte Realista Russa di Mosca, la mostra Russia on the road (1920-1990) si compone di più o meno sessanta dipinti provenienti dalle collezioni dell'Istituto - dove approderà dal 22 gennaio 2016 dopo la sosta romana -, dalla Galleria Tret’jakov e dal Museo di Stato Russo, tra gli altri. L'indicazione “bolscevica” a favore della chiarezza figurativa è sempre presente, nondimeno uno spirito romanticamente impressionista, come quello che tradisce in prima istanza Jurij Pimenov (1903-1977), il quale ne La nuova Mosca (1937) dipinge una città in primavera, una fanciulla con un vestito soffice come di zucchero filato al volante di una decappottabile, nella piena ricostruzione di una Mosca all'alba di una nuova vita. Tutto ciò nonostante il governo del terrore di Stalin, che durò fino al 1953, coincidendo con la morte di uno dei musicisti da lui prima sfruttati e poi avversati come Prokofiev. Un altro quadro di Pimenov, a quasi quarant'anni di distanza, ritrae di nuovo il mutevole paesaggio moscovita: Assistente di volo (1973), infatti, propone una ragazza bionda che cammina in una strada con le guglie di una chiesa tipica russa con accanto uno dei palazzoni sovietici dai numerosi piani. Sempre sulla scia di un'anarchia liberatoria e costante, Pimenov fece molti viaggi e divenne regista di cinema e teatro tra gli anni '60 e '70 (uno dei suoi film è I cosacchi del Kuban), oltre che celebre per le sue illustrazioni del capolavoro di Mikhail Bulgakov Il maestro e Margherita. Vicino per scelta di stilemi notiamo il Viale Leningrado (1935) di Boris Rynchenkov, che quasi potrebbe dirsi un pieno impressionista sovietico.

L'altro lato della mostra, illustrato nell'ambito del Realismo russo, è la categoria del concretivismo con Konstantin Aleksandrovič Vjalov ed il suo piantone, Il milizioniere (1923) tutto vestito di nero su una luna tagliata in un quarto come una meridiana, in cui le forme sono assemblate come in un collage e le linee sembrano stagliate col righello. I sovietici in quegli anni progredivano con la scienza e la tecnica meccanica soprattutto e, dalla prima locomotiva sovietica del 1921 e tre anni dopo il primo camion, si giunge all'aereo nel 1933 e al satellite nel 1957: tutto illustrato nei Rotocalchi su carta di Elena Kitaeva nel 1990.

Naturalmente è presente anche Aleksandr Dejneka (1899-1969), che è stato protagonista proprio qui al Palaexpo nel 2011 di una monografica: con In aria (1932) celebra proprio la conquista dell'aria, e la costituzione in quell'anno dell'Areoflot, la più grande compagnia aerea del mondo fino al 1991. Il secondo quadro è invece uno spassoso interno di una carrozza di terza categoria, dove gli studenti che leggono Majakovskij lo celebrano con il libro in bella mostra: I versi di Majakovskij (1955), a coronare il poeta già ritratto in altri quadri da Dejneka.

Protagoniste piene del progresso sovietico furono le donne, rappresentate alla guida dei camion, come Mar'jam Vasil'kova, camionista della fabbrica Kamaz (1979) di Viktor Kudel'kin, come anche L'aviatrice. Ritratto di Katja Mel'nikova (1949) di Samuil Adlivankin. Il nuovo ruolo della donna alla pari con l'uomo in tutti i mestieri fu sdoganato dalla Rivoluzione Russa che, invece del sesso debole inneggiava ad una donna possente e capace di svolgere qualsiasi compito, anche quelli più duri come Nelle steppe del pre-Volga di Aleksander Samokhvalov, che vede una donna su un trattore, e l'unica concessione dell'autore è di porla in alto, come su un piedistallo. Rimane però in loro una luce che il pittore fa emanare dal paesaggio, in questo come nel quadro di Gennadij Dar'in in Sulla tratta. Addetta allo scambio de binari (1959) dove un fascio di luce scende dai faggi che la circondano, illuminandone dal retro il profilo.

Marija Dreznina (nata nel 1953) è un'artista russa che rielabora teatralmente o cinematograficamente le azioni che ritrae, come in Città. Ora di punta (1982): qui però fa qualcosa di ancora più ispirato, assottigliando il confine tra realismo – il ritorno a casa degli operai o dei lavoratori in genere – e la drammaticità di un isolamento negli spazi comuni che rasenta il dramma. Sembra di guardare scalare dei gradoni del purgatorio a delle anime dannate, e la luna piena sullo sfondo esacerba questa visione da condannati. Il quadro sembra fare il paio col vuoto dipinto da Andrej Volkov nel trittico Il mattino (1978) legato alla giornata di un qualsiasi lavoratore: si inizia con L'ingresso, in fabbrica ovviamente; si prosegue con il tragitto de Il filobus, e si termina con il ritorno a casa de I tetti, in quello che potremmo chiamare “the desert of the real” citando Matrix (Lana e Andy Whachowski,1999).

Un quadro tra tutti quelli dedicati allo spazio sembra tratto da un film di Andrej Tarkovskij oppure letto in un romanzo di Philip K. Dick: è Attraversando un cratere (1972) di Andrej Sokolov, che ritrae il robot Lunokhod -I, che esplorò la luna inviando i dati sul percorso di 80.000 mq e inviando 25.000 fotografie nel 1970, la prima a raccogliere tanti dati (prima esplorazione al mondo fu quella dell'allora URSS il 12/09/1959 con Luna 2). La Russia, prima con Gagarin, di cui si vede il ritratto di Andrej Plotnov intitolato Arrivederci terrestri! (1979) conquisto lo spazio con lui nel 1961, ed il titolo della pittura eseguita dal vivo in unica sessione con Gagarin stesso presente, riporta la celebre frase del suo primo volo: « Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini. »

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